Giovedì 7 febbraio alle ore 21.00 presso la Biblioteca Civica di Santhià presenteremo il libro “I ricordi non si lavano”, opera prima di Aurora Frola, giovane autrice eporediese alle prese con il racconto del disagio psichico. La serata è stata voluta e studiata molto bene dall’assessore alla Cultura del Comune di Santhià, Luigi Zai.
Un viaggio nel dolore giovanile e femminile. Il dolore tormentato e oscuro che sempre più spesso attanaglia l’esistenza di queste fragili vittime di un mondo che non sa più accogliere né confortare. Un viaggio però non privo di speranza nella resurrezione, una via d’uscita che lascia sullo sfondo una scia di interrogativi e apre il dibattito sul tema delle terapie.
Durante la serata saranno letti alcuni brani dall’amica Angela Zai. Interverranno la nostra presidente Lorena Chinaglia e lo psicologo, dott. Angelo Crea, che hanno trovato il libro molto interessante e ricco di spunti di riflessione.
E veniamo al romanzo. Come scrive Alina Domi su ilbrigante.it “I ricordi di Angelica sono mostri che la portano a vivere una vita disordinata e ben lontana dall’immagine di “figlia perfetta” che la sua famiglia avrebbe voluto. Alcool, droga e sesso diventano così il tramite verso un’ “esistenza- sopravvivenza” che culmina con un tentativo di suicidio. Tentativo che fallisce, perché lei in fondo non intende morire.
E allora inizia il doloroso, complicato percorso di risalita, in una clinica psichiatrica dove viene ricoverata per raccogliere i pezzi della sua vita e nella quale è costretta a confrontarsi non solo con i suoi demoni, coi segreti inconfessabili che le hanno rovinato l’esistenza, ma anche con altre donne “rotte” come lei, storie diverse eppure con il medesimo rumore di sottofondo.
Ne “I ricordi non si lavano”, Aurora Frola, giovane scrittrice di Ivrea al suo primo romanzo, pubblicato da Edizioni della Sera, descrive il doloroso cammino di Angelica dal baratro più profondo al ritorno, lento e drammatico, alla speranza.
Il linguaggio è crudo, immediato, spietato, come spietata è la storia della protagonista. Diverse sono le tematiche sullo sfondo: l’assenza della famiglia nella delicata fase della crescita, l’amore che arriva ma dalla parte sbagliata, l’abuso di sostanze che danno dipendenza, la violenza che “marchia” a vita, il mondo delle cliniche psichiatriche, realtà parallela che nessuno pare voglia vedere.
Qui “sedare” è meglio che ascoltare: rovinata dalle pillole assunte per curare i disturbi d’ansia che l’attanagliavano a causa della sua infanzia rubata, Angelica punta il dito contro i metodi usati in questi “alberghi per mentecatte”, in cui le razionalità difficili vengono forzatamente – e più comodamente – addormentate.
E’ il racconto – quasi uno scossone – dell’angoscia che oscilla tra passato e presente, dei ricordi che assumono le sembianze di mostri, che si assopiscono ma non si eliminano (“ho conosciuto il mio mostro. L’ho visto per quello che è. Dolore. Nient’altro”). Un dolore che, sebbene non sarà mai lavato via, potrà, con forza di volontà e sostegno, essere ascoltato, gestito, “cullato”, plasmato in nuove e rigeneranti “possibilità”.”






